domenica 27 luglio 2008

Bestie domate, con la recenzione di Domenico Raio



L’universo pittorico di "Artemente"

Il tratto è mutuato dalla fumettistica, ma con l’apporto del colore, sempre intenso, mai frutto di sofisticate ricerche, Artemente crea un suo universo fantastico nel quale ricorrono almeno tre elementi: la natura, le figure, gli animali. Se il primo è rappresentato con assoluto rispetto, quasi a sfiorare il formalismo, sia pure in chiave naif, quando nelle stesse ambientazioni sono calate le figure, allora l’opera acquisisce quella vena d’ironia che caratterizza gran parte dei lavori dell’artista. Sono creature dai lineamenti distorti, a volte mostruose, sezioni anatomiche che si accavallano in un turbinio infernale senza soluzione di continuità nel quale uomini e cose cercano un’improbabile via di salvezza. L’universo surreale di Michele Artemente presenta un’impronta scenografica di tale effetto da affermarsi, a volte, come composizione a sé stante e di assoluto dinamismo in quell’originalissimo caleidoscopio di forme e colori che non offrono al fruitore precisi punti di riferimento per improntare un’analisi che si spinga oltre il piano estetico-emozionale. In altre opere l’effetto scenografico è limitato a favore di una più dettagliata disamina dei contenuti che appaiono tanto ancorati alla realtà, quanto l’accostamento degli elementi raffigurati sono surreali. Il trade d’union delle due diverse soluzioni raffigurative è l’uomo, colto nell’angoscia di non riuscire più a governare quel caos da egli stesso arrecato al suo habitat, per la sua bramosia di dominare la natura. ArteMente ne denota limiti e debolezze, slanci pindarici e inadeguatezze, non soltanto attraverso la rappresentazione iconografica, ma anche ad un più ricercato livello simbolico per mezzo di sofisticate composizioni dagli equilibri precari ed evidenti discromie tra i singoli elementi a creare una tensione drammatica che ad una più approfondita osservazione prevale sulla stessa ironia.
Per contro, quando ad essere raffigurata è la natura, tutta la tensione si scioglie in un disegno lineare, una pennellata duttile, l’immagine riacquista armonia compositiva, i colori diventano vivaci. Gli ambienti naturali conservano uno stato di quiete assoluta anche quando sono popolati da feroci felini. Vegetazione rigogliosa, paesaggi incontaminati dove non può esserci spazio per l’uomo ma soltanto per gli animali che, a differenza degli esseri umani, dimostrano di saper vivere in armonia con il proprio ambiente.
Sul piano dei contenuti, nella vasta produzione artistica di ArteMente emergono alcune opere in particolare che si pongono quali capisaldi di una serie di dipinti nei quali è affrontata la stessa tematica. È il caso di “La grande abbuffata”, dove un nugolo di uomini, in un ambiente brullo, è raffigurato senza volto, a simboleggiare un’identità perduta di fronte ad un comune interesse materiale; il “Regno beato” è un paesaggio fantastico ricoperto di frutti giganteschi, ma privo di presenze umane a sottolineare l’impossibile convivenza tra natura e uomini; nella natura c’è spazio, invece, per gli animali, a cominciare dall’opera “Cucciolotti” dove ad essere raffigurato è un tenero trio di tigrotti. Un’immagine rasserenante, non dissimile da altre opere successive nelle quali ad essere rappresentati sono anche leoni, gorilla, o volatili. Il cerchio si chiude con un forte monito per l’“animale uomo” al quale, in una delle sue opere più toccanti intitolata “Bestie domate”, è riservata un’ultima possibilità di ravvedimento per quanto concerne il suo rapporto con l’ambiente e con il proprio simile.

Domenico Raio
50x60
olio su tela, 2007

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